mercoledì 18 luglio 2012

La separazione è più durevole esperienza che lo stare assieme. (Josif Brodskij)

Ho come l'impressione che tutto torni.
La mia vita segue schemi più o meno precisi.
Dovrei esserne scioccata, ma la banalità mi toglie ogni parola.
Tacere, per una volta.

lunedì 14 maggio 2012

Le parole imperfette


Io cammino di notte, per strada, da sola. E danzo e guardo i lampioni e la città dorme e ascolto la luce delle stelle lontane raccontarmi le storie dell’umanità.
E’ bella la città, la notte. Trova un senso. I mattoni, la calce e i ciottoli, le strade che al mattino hanno l’unico scopo di essere percorse, appena la luce cala, rivelano la loro familiarità. Da sempre ci indicano la via e in quell’oscurità soffusa sembra non aspettino altro che essere percorse per svelarci le bellezze silenziose che non troviamo il tempo di guardare.

Sono uscita da casa sua alle 5 del mattino. Probabilmente dovrei finirla di costringere il mio fisico a questo pessimo ritmo di vita –è da tempo che non vado a dormire ad un orario decente. Ma smetterò, lo so. Andiamo, sono giovane, tra altri vent’anni mi manderò al diavolo e avrò qualcosa per cui lamentarmi e ragguagliare altri ragazzini di belle speranze.

L’amore è in molte cose. Nella notte trovo una forma per il magma dei miei pensieri, ma è morbida, come il buio che si stempera nel riverbero di luce che effondono i lampioni. Non arrivo a creare nulla, ma in quel niente sento qualcosa, una mia coscienza che sorride quieta. Ha grandi occhi che brillano come acciaio, ma non hanno contorni. Non se ne vedono le iridi, solo, si percepisce lo sguardo. E’ bello e mansueto, ma riesce a fare paura, mi guarda e sorride e lampi di luce lo attraversano e la musica è tutt’intorno. E’ una culla, una culla su un baratro, piano piano ci entro e in posizione fetale mi annullo. Lasciatemi qui.

sabato 21 aprile 2012

La verità è che non mi piaci abbastanza.

Ho un graffio sulla mano, testimonia che più fallimentare di un appuntamento con qualcuno che ha poco da dire c'è un appuntamento con chi ha poco da dire e un gatto bastardo.
In realtà è anche stato divertente e, devo riconoscerlo, per qualche motivo, fuori dagli schemi. Ci sono stati momenti in cui ci siamo, se non capiti, supportati, oserei.
A distanza di 24 ore mi sembra davvero lontano, comunque. Penso sia un male.
Quante persone possono dire di saper amare? E non intendo certo amare me. La passione, la vita, le pulsioni... dove?
Hai mai amato qualcuno per un'ora? Hai mai conosciuto qualcuno solo perché gli hai mostrato la tua parte più vera? Non il nome, non la tua vita... Le tue dita hanno mai visto il mondo disegnarsi sotto il tocco di altre pelli, al suono di altri cieli vissuti e guardati da occhi altrui? E si scoprono dune, il deserto e la sua sabbia rossa, gli occhi delle donne sul loro viso di fuoco coperto da una tagelmust. E la vita la si stringe nei palmi e la si porta al petto, contro il respiro affannato di chi ha paura di perderne un pezzo e la tiene nella morsa del proprio stomaco.
Hai mai cancellato i tuoi confini? Hai mai sentito che sei parte del mondo perché il mondo è parte di te? Le rondini hanno accompagnato il tuo riso? E hai mai danzato davvero, cosciente che danzare è vivere e vivere è danzare?
Le perle, i colori, le nuvole, le ostriche, i prati, il mare, l'alba, la luna tutto in un unico orgasmo. Quello, l'hai mai sentito?
E se l'hai sentito, sai che non sto parlando di sesso.
Mi piace pensarti mentre passeggi in un viale e guardando le foglie autunnali e le luci dei negozi senti l'afflato di un secolo diverso dal tuo trasportati in una vita mai vissuta di cui hai nostalgia. Mi piace sentire i tuoi polmoni aprirsi all'aria limpida delle vette del mondo a cui sei arrivato una notte, nei discorsi impastati di vino e amicizia.
Mi piacciono tutte le immagini che affollano la mia mente, ma so che sono solo proiezioni di me e ciò che vorrei e che tu sei lontano e che tutto questo non t'interessa, che preferisci il tuo pragmatismo e quel tuo sorriso semplice di cui ti vesti sempre.

martedì 17 aprile 2012

Secretly

Non posso prescindere dal ricordare molte cose di te, immagini di luoghi e la percezione della tua presenza al mio fianco. E poi il tuo odore, le mie mani che ne erano così avide. Lo sento ancora, quello. E quelle notti passate in macchina a ridere e a viaggiare sulla statale per tornare a casa da una madre troppo apprensiva, tutte cose da neo-diciottenni felici. Tu eri un po’ di più.

Non si può trovare l’uomo della vita a sedici anni. Ancora ci dovevo entrare, nella vita. Almeno credo e comunque me ne dovrò convincere, o tutto il mio castello di scuse si infrangerà al suolo in mezzo secondo e saranno pezzi di vetro a spargersi per terra, sul fondo di qualcosa, di me e a rigarlo tutto. E’ sbagliato impedirsi una cosa bella. Perché gli uomini si precludono la felicità? C’è qualche sadico meccanismo che scatta nella testa degli esseri umani che fa loro pensare di doversi frenare. Perché? Ho vent’anni e non so rispondere. Ho vent’anni e voglio vivere per ciò che è bello, perché altro senso non vedo. Odio la volgarità del mondo e credo che questa sia impedire la felicità altrui, attaccarsi alle piccole cose, ai piccoli sentimenti, alle piccole vendette, trovare un motivo d’esistere nel proprio onore e cucirselo addosso, senza che siano gli altri a riconoscerlo. L’ego che resta in se stesso e non capisce che il senso è altro, è fuori, che i confini sono solo tratti sottili di china che la mente traccia perché fa così, lei, schematizza.

E non importa poi tanto se tu sei uno che potrebbe davvero avere una bella vita, con i tuoi così simpatici, gli amici buoni che hai… E invece stai sempre a procrastinare e a buttare il tempo, che poi non si può buttare, quindi quello che butti sei solo tu, i tuoi anni migliori, la tua primavera e i tuoi germogli. Però lo sai cos’è il bello e si vede, l’ho visto nei tuoi occhi, nelle loro venature azzurre che mi hanno sorriso d’amore come pochi prima. Sanno di consapevolezza. Mi piacciono sempre.

Di che colore sono gli occhi tuoi? Se me lo chiedi non rispondo…

E quella cosa che viene sempre fuori Battisti, quando penso a noi. Fossi almeno più originale o più intellettuale e pensassi almeno a Battiato! Ma, dannazione, ti assomiglia, Battisti. 

Ma quante braccia ti hanno stretto per diventar quel che sei? Che importa, tanto non me lo dirai.

Tu sei la bellezza. E mentre sorrido per una serata carina e dei baci altrettanto carini penso che l’ho già fatto quel confronto,  che le due birre medie non me l’hanno impedito, che era bello come mi prendeva i capelli, perché le sue mani somigliavano alle tue. Ti amo di un amore diverso, se mai possono differire, se davvero ce ne sono tanti tipi, imbottigliati e messi in fila come i prodotti nel mio armadietto del bagno. Oppure sono come tanti fili, tante piccole spirali che sorgono da un’unica luce. E io ti amo come qualcosa che so esserci, come una parte della mia vita, come il sole, come la canzone del sole.

Se amare vuol dire conoscere, allora io sì che ti amo.

Ne sapevi proprio tante. Ne sai ancora.

Beato te.

sabato 17 marzo 2012

Philosopha da 3 soldi

Le lacrime mi hanno sempre incuriosito. A pensarci bene, sono davvero una cosa strana. Non loro in se stesse, intendo, ma come accompagnino la tristezza.
Se c'è un'anima, per me, è nei condotti lacrimali.

Scommetto che i presocratici avrebbero preso in seria considerazione la mia teoria.

Il mio canto libero

Ci sono cose che non passeranno mai. L'odore tuo sulla mia pelle, anche se non so di cosa, lascia una scia.
Mi apro uno spiraglio nei miei 20 anni nuovi nuovi, ancora impacchettati nella plastica che li ha preservati così lucenti e dorati, la foro piano, incidendo un solco con il tuo profumo, ancora sulle mie mani.
Non conosco occhi che mi abbiano guardato come hanno fatto i tuoi, nei tuoi silenzi carichi di universo.
Il mondo sotto i miei passi, devo ammettere che lo rivoglio, le nuvole e i sorrisi contro vento e le biciclette nell'erba alta e quei fiori gialli e le risate soffocate, gli sguardi d'intesa. Tutto, voglio tutto, sono vorace.
E tutto questo mi hai dato e lo tengo stretto nel petto, contro le ossa che mi fanno male, che costringono un cuore che ama.
Lo sapevamo.
Non l'abbiamo ammesso mai.

I giardini di marzo si vestono di nuovi colori 
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori 
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "tu muori 
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori" 
ma non una parola chiarì i miei pensieri 
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri 
Che anno è? che giorno è? 
questo è il tempo di vivere con te 
le mie mani come vedi non tremano più 
e ho nell'anima 
in fondo all'anima cieli immensi 
e immenso amore 
e poi ancora, ancora amore, amor per te 
fiumi azzurri e colline e praterie 
dove corrono dolcissime le mie malinconie... 
l'universo trova spazio dentro me, 
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è 

venerdì 24 febbraio 2012

Tutto sbrodola un po'

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Può l'amore trasformarsi in indifferenza?
Forse, se io posso diventare un mucchietto di carbonio.
Ma il carbonio è la base costituente degli esseri viventi, l'indifferenza con l'amore che ci fa?
Boh.

martedì 17 gennaio 2012

Incertezze

La consapevolezza che miliardi di dita umane abbiano vagato kilometri e kilometri esplorando le narici alla ricerca dell'oggetto specifico della propria felicità mi debilita.
Chissà quanti passi ho speso io, brancolando...