Non posso prescindere dal ricordare molte cose di te, immagini di luoghi e la percezione della tua presenza al mio fianco. E poi il tuo odore, le mie mani che ne erano così avide. Lo sento ancora, quello. E quelle notti passate in macchina a ridere e a viaggiare sulla statale per tornare a casa da una madre troppo apprensiva, tutte cose da neo-diciottenni felici. Tu eri un po’ di più.
Non si può trovare l’uomo della vita a sedici anni. Ancora ci dovevo entrare, nella vita. Almeno credo e comunque me ne dovrò convincere, o tutto il mio castello di scuse si infrangerà al suolo in mezzo secondo e saranno pezzi di vetro a spargersi per terra, sul fondo di qualcosa, di me e a rigarlo tutto. E’ sbagliato impedirsi una cosa bella. Perché gli uomini si precludono la felicità? C’è qualche sadico meccanismo che scatta nella testa degli esseri umani che fa loro pensare di doversi frenare. Perché? Ho vent’anni e non so rispondere. Ho vent’anni e voglio vivere per ciò che è bello, perché altro senso non vedo. Odio la volgarità del mondo e credo che questa sia impedire la felicità altrui, attaccarsi alle piccole cose, ai piccoli sentimenti, alle piccole vendette, trovare un motivo d’esistere nel proprio onore e cucirselo addosso, senza che siano gli altri a riconoscerlo. L’ego che resta in se stesso e non capisce che il senso è altro, è fuori, che i confini sono solo tratti sottili di china che la mente traccia perché fa così, lei, schematizza.
E non importa poi tanto se tu sei uno che potrebbe davvero avere una bella vita, con i tuoi così simpatici, gli amici buoni che hai… E invece stai sempre a procrastinare e a buttare il tempo, che poi non si può buttare, quindi quello che butti sei solo tu, i tuoi anni migliori, la tua primavera e i tuoi germogli. Però lo sai cos’è il bello e si vede, l’ho visto nei tuoi occhi, nelle loro venature azzurre che mi hanno sorriso d’amore come pochi prima. Sanno di consapevolezza. Mi piacciono sempre.
Di che colore sono gli occhi tuoi? Se me lo chiedi non rispondo…
E quella cosa che viene sempre fuori Battisti, quando penso a noi. Fossi almeno più originale o più intellettuale e pensassi almeno a Battiato! Ma, dannazione, ti assomiglia, Battisti.
Ma quante braccia ti hanno stretto per diventar quel che sei? Che importa, tanto non me lo dirai.
Tu sei la bellezza. E mentre sorrido per una serata carina e dei baci altrettanto carini penso che l’ho già fatto quel confronto, che le due birre medie non me l’hanno impedito, che era bello come mi prendeva i capelli, perché le sue mani somigliavano alle tue. Ti amo di un amore diverso, se mai possono differire, se davvero ce ne sono tanti tipi, imbottigliati e messi in fila come i prodotti nel mio armadietto del bagno. Oppure sono come tanti fili, tante piccole spirali che sorgono da un’unica luce. E io ti amo come qualcosa che so esserci, come una parte della mia vita, come il sole, come la canzone del sole.
Se amare vuol dire conoscere, allora io sì che ti amo.
Ne sapevi proprio tante. Ne sai ancora.
Beato te.
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