lunedì 14 novembre 2011

Happiness is real only when shared.

E' tornato il freddo. Quello umido, lombardo, nebbioso che si alza con il calare della luce e rimane sulle strade come una coltre pesante d'asfissia, come i sospiri dei passanti stretti nei loro cappotti e nelle loro ansie. Stringe come il tempo che non c'è mai. I muri dei palazzi ci guardano rabbrividire ascoltando il rumore dei nostri passi sui ciottoli. Muti, danno il loro assenso al cambiare della stagione. Imponenti, ci squadrano. E' più facile, adesso, sentirsi soli.
Ho preso il treno quasi per caso e sono andata a Milano, poi a Monza e ho guardato il mondo scorrere liquido dai finestrini a velocità alterne. Tutto troppo veloce, troppi non luoghi che si alternano, persone...
I treni sono una delle poche cose che conservano un fascino proprio e incorruttibile, nonostante l'invenzione di mezzi sostitutivi migliori. Ma i viaggi finiscono e sono ributtata in un'altra città, in un'altra stazione, con nuove persone e cose da fare, un sabato sera da passare, un concerto, il fumo dei locali che brucia sugli occhi, le luci soffuse, risate indistinte, pizza, alcol, freddo, macchine, baci e corpi e il sonno e domande che punzecchiano la coscienza addormentata come piccoli spilli. Come se davvero esistesse, una mia coscienza incorrotta.
E' forse che bisogna dare un senso al tutto, non fare, ma essere. Le azioni come proiezioni di ciò che siamo. E' forse che ho cambiato vita così in fretta da essere rimasta sola con me. Sto bene, eh. Però mi manca quel piccolo punto fisso, quella certezza che tenevo sopita da qualche parte, quel sapere di amore vicino.
Io mi voglio bene. Ma sono sola. E così faccio e riempio le mie giornate di impressioni diverse e la mia testa di nuove idee e... sì, è così che voglio vivere, di risate e illuminazioni. Ma vorrei potermi voltare e sorriderti. Altrimenti questo non è nulla.
Mi manchi, amica.

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