venerdì 25 novembre 2011

Antiteticiantipatici

Ma se volete liberarvi davvero dai vincoli di questa società malata, sbarazzatevi innanzitutto di queste invettive già sentite e post adolescenziali e delle frasi nominali pseudo-drammatiche enfatizzate dal punto. Che fanno cagare. Sempre.


-E comprati i fiori, che poi ti do i soldi.


lunedì 21 novembre 2011

In fondo a destra

Odio, odio, odio, fortissimamente odio gli sciacquoni dei bagni pubblici.
Più che altro mi chiedo perché ingegneri e menti eccelse abbiano dovuto lavorare così alacremente alla creazione di svariati congegni con un'unica funzione. Sola certezza: la semplicità è severamente vietata in questo ambito. Volete schiacciare un pulsante? Ahh, poco originali. Qui ci vogliono creativi: in fondo le idee migliori vengono al cess ci siamo evoluti dalle scimmie sviluppando una consistente quantità di materia grigia. Quindi, l'italiano medio tiri catenelle, alzi bastoncini, schiacci con i piedi quella specie di pompetta nera al lato del wc -ansimano oltre la porta. Ora, una sorta di sospiro di giubilo. No, non è sesso illecito, è uno sciacquone tirato con successo-. Però la fotocellula no. Perché immancabilmente fa partire l'acqua appena si entra in bagno e poi non mostra più cenni di vita, nemmeno supplicandola, salutandola, ballandole davanti. E poi secondo me ci spiano. Il potere si diverte così.

mercoledì 16 novembre 2011

Poemetto in rima

Non c'è niente di più divertente
di una sbronza universitaria
non solo conosci gente,
ma vedi amiche con le gambe all'aria.

lunedì 14 novembre 2011

Happiness is real only when shared.

E' tornato il freddo. Quello umido, lombardo, nebbioso che si alza con il calare della luce e rimane sulle strade come una coltre pesante d'asfissia, come i sospiri dei passanti stretti nei loro cappotti e nelle loro ansie. Stringe come il tempo che non c'è mai. I muri dei palazzi ci guardano rabbrividire ascoltando il rumore dei nostri passi sui ciottoli. Muti, danno il loro assenso al cambiare della stagione. Imponenti, ci squadrano. E' più facile, adesso, sentirsi soli.
Ho preso il treno quasi per caso e sono andata a Milano, poi a Monza e ho guardato il mondo scorrere liquido dai finestrini a velocità alterne. Tutto troppo veloce, troppi non luoghi che si alternano, persone...
I treni sono una delle poche cose che conservano un fascino proprio e incorruttibile, nonostante l'invenzione di mezzi sostitutivi migliori. Ma i viaggi finiscono e sono ributtata in un'altra città, in un'altra stazione, con nuove persone e cose da fare, un sabato sera da passare, un concerto, il fumo dei locali che brucia sugli occhi, le luci soffuse, risate indistinte, pizza, alcol, freddo, macchine, baci e corpi e il sonno e domande che punzecchiano la coscienza addormentata come piccoli spilli. Come se davvero esistesse, una mia coscienza incorrotta.
E' forse che bisogna dare un senso al tutto, non fare, ma essere. Le azioni come proiezioni di ciò che siamo. E' forse che ho cambiato vita così in fretta da essere rimasta sola con me. Sto bene, eh. Però mi manca quel piccolo punto fisso, quella certezza che tenevo sopita da qualche parte, quel sapere di amore vicino.
Io mi voglio bene. Ma sono sola. E così faccio e riempio le mie giornate di impressioni diverse e la mia testa di nuove idee e... sì, è così che voglio vivere, di risate e illuminazioni. Ma vorrei potermi voltare e sorriderti. Altrimenti questo non è nulla.
Mi manchi, amica.

martedì 8 novembre 2011

Sei un muro, pensa a cosa lasci fuori

Sono una pessima blogger, io.
Non posso sopportare, ora, le parole, datemi solo la musica, cori di voci che si alzano, il cielo, il cielo! Datemi l'infinito.
Anzi, lo prendo da me.

giovedì 3 novembre 2011

You've got the love I need to see me through.

Nemici comuni uniscono sconosciuti, creano basi per sodalizi tra gente di poca profondità. A volte mi chiedo se il mio destino sia lo stesso, se l'inconscio mi faccia riconoscere nella proiezione dei miei sentimenti. Mi chiedo perché mai riuscirò a lasciarti, perché l'amore non si consuma, mentre la passione sì. Mi chiedo se sia solo masochismo, magari impregnato di necessità, o solo la constatazione che ti voglio bene, con un accenno di nostalgia. Di certo, t'amo.