lunedì 14 maggio 2012

Le parole imperfette


Io cammino di notte, per strada, da sola. E danzo e guardo i lampioni e la città dorme e ascolto la luce delle stelle lontane raccontarmi le storie dell’umanità.
E’ bella la città, la notte. Trova un senso. I mattoni, la calce e i ciottoli, le strade che al mattino hanno l’unico scopo di essere percorse, appena la luce cala, rivelano la loro familiarità. Da sempre ci indicano la via e in quell’oscurità soffusa sembra non aspettino altro che essere percorse per svelarci le bellezze silenziose che non troviamo il tempo di guardare.

Sono uscita da casa sua alle 5 del mattino. Probabilmente dovrei finirla di costringere il mio fisico a questo pessimo ritmo di vita –è da tempo che non vado a dormire ad un orario decente. Ma smetterò, lo so. Andiamo, sono giovane, tra altri vent’anni mi manderò al diavolo e avrò qualcosa per cui lamentarmi e ragguagliare altri ragazzini di belle speranze.

L’amore è in molte cose. Nella notte trovo una forma per il magma dei miei pensieri, ma è morbida, come il buio che si stempera nel riverbero di luce che effondono i lampioni. Non arrivo a creare nulla, ma in quel niente sento qualcosa, una mia coscienza che sorride quieta. Ha grandi occhi che brillano come acciaio, ma non hanno contorni. Non se ne vedono le iridi, solo, si percepisce lo sguardo. E’ bello e mansueto, ma riesce a fare paura, mi guarda e sorride e lampi di luce lo attraversano e la musica è tutt’intorno. E’ una culla, una culla su un baratro, piano piano ci entro e in posizione fetale mi annullo. Lasciatemi qui.